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Privacy e codice deontologico di buona condotta, applicazione in caso di indagine In evidenza

Scritto da  Martedì, 05 Dicembre 2017 11:12
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Letto 737 volte Ultima modifica il Sabato, 09 Dicembre 2017 16:22

di Domenico Rinaldi

La normativa che disciplina la materia di protezione dei dati personali è il Decreto Legislativo del 30 giugno 1996 nr. 196. In particolare all’art. 1 sancisce che chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano. Il trattamento dei dati, si deve svolgere nel rispetto dei diritti e della libertà fondamentali, nonché della dignità personale.

Il trattamento dei dati personali è disciplinato assicurando un alto livello di tutela dei diritti e libertà, nel rispetto dei principi di semplificazione, armonizzazione ed efficacia delle modalità di trattamento, da parte degli interessati  nel rispetto degli obblighi da parte dei titolare del trattamento stesso.

Ma cosa si intende per trattamento: per trattamento, si intende qualunque operazione o complesso di operazione effettuato anche senza l’ausilio di strumenti elettronici, concernenti la raccolta, la registrazione, la conservazione, l’organizzazione, la consultazione, la modificazione, la selezione, l’estrazione, il raffronto, l’utilizzo, l’interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati anche se non registrati in una banca dati;

e cosa si intende per dato personale: dato personale è qualunque informazione relativa a persona fisica, giuridica, ente o associazione,, identificati o identificabile anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, compreso un numero di identificazione personale;

cosa si intende per dati identificativi: sono dati identificativi i dati personali che permettono l’identificazione diretta dell’interessato;

cosa si intende per dati sensibili: i dati sensibili sono dati personali idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche,, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso filosofico, politico, sindacale, nonché dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale;

il titolare del trattamento è colui che persona fisica, persona giuridica, la P.A. e ogni altro ente associazione e qualsiasi altro organismo a cui competono anche unitamente ad altro titolare le decisioni in ordine alle finalità, alla modalità del trattamento di dati personali e agli strumenti utilizzati compreso il profilo della sicurezza.

Per responsabile invece si intende colui che persona fisica o giuridica, P.A., qualsiasi altro ente o associazione o organismo preposti dal titolare al trattamento dei dati personali;

gli incaricati sono invece le persone fisiche autorizzate a compiere operazioni di trattamento dal titolare o dal responsabile;

Con la legge 31 dicembre 1996 nr. 675 veniva istituita la figura dell’autorità del Garante della privacy.

le modalità di trattamento dei dati personali, questi sono trattati in maniera lecita e secondo correttezza, raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti, e legittimi, e sono utilizzati in altre operazioni del trattamento compatibili con tali scopi, conservati in una forma che consenta all’interessato l’identificazione per un periodo di tempo non superiori al necessario agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati. I dati personali trattati in violazione della disciplina in materia di trattamento dei dati personali non possono essere utilizzati.

il garante nell’ambito delle categorie interessati promuove la sottoscrizione di codici deontologici e di buona condotta.

L’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali sono preventivamente informati  oralmente o per iscritto circa le finalità e le modalità del trattamento, la natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati, le conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere, i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di responsabili o incaricati e nell’ambito della diffusione dei dati stessi.

Chiunque cagiona un danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al risarcimento ai sensi dell’art. 2050 del codice civile. Il danno non patrimoniali è risarcibile anche nel caso di violazione dell’art. 11 D.L. 196/2003.

I dati personali oggetto del trattamento sono custoditi e controllati anche in base alle conoscenze tecniche alla natura dei dati e alle specifiche caratteristiche del trattamento, in modo da ridurre al minimo mediante l’adozione di idonee e preventive misure di sicurezza i rischi di distruzione o perdita anche accidentali dei dati stessi di accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta.

Il garante promuove la sottoscrizione di un codice deontologico e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato per lo svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000 n. 397 o per fare valere o difendere un diritto in sede giudiziaria in particolare da liberi professionisti o da soggetti che esercitano un’attività di investigazione privata autorizzata conforme alla legge.

Il codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali effettuati per svolgere investigazioni difensive o per fare valere un diritto in sede giudiziaria, è nato dalla necessità di definire le procedure di comportamento che potessero contribuire a interpretare sempre nel rispetto delle leggi vigenti, le attività che riguardano alcuni aspetti della complesso attività forense investigativa.

Alcuni passaggi normativi sono stati fondamentali al di adottare il predetto codice, in particolare, l’art. 27 della direttiva n. 95/46 del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 ottobre 1995, secondo cui gli Stati membri e la Commissione avevano incoraggiato l’elaborazione di codici di condotta destinati a contribuire in funzione di specifiche settorialità, alla corretta applicazione delle disposizioni nazionali di attuazione della direttiva adottate dagli Stati membri. Come anche gli articoli 12 e 154 co 1 lett. e del Codice in materia di protezione dei dati personali (D.L. 30/6/2003 N. 196) i quali attribuiscono al Garante il compito di promuovere sempre nell’ambito delle categorie interessate la sottoscrizione di codici di deontologia e buona condotta per determinati settori, verificarne le conformità alle leggi e ai regolamenti e contribuirne la diffusione e il rispetto. Inoltre l’art. 135 del codice in materia di trattamento dei dati personali demanda al Garante  il compito di promuovere la sottoscrizione di un codice di deontologia e di buona condotta per le attività di investigazioni difensive e private per far valere un diritto in sede giudiziaria. Con la deliberazione n. 3 del 16 febbraio 2006 pubblicata in gazzetta ufficiale il garante promuoveva la sottoscrizione del predetto codice di deontologia e di buona condotta, infine la successiva deliberazione n. 31-bis del 20 luglio 2006 con la quale il garante aveva adottato la sottoscrizione dei codici predetti da parte di soggetti pubblici e privati i quali avevano manifestato la volontà di partecipare all’adozione di tali codici, in relazione all’attività svolta dagli investigatori privati, il Capo IV disciplina specificamente il comportamento che tali professionisti devono osservare, infatti, l’art. 8 precisa che l’investigatore privato:

-         Organizza il trattamento anche non automatizzato dei dati personali secondo le modalità di cui all’art. 2 co. 1 (organizzazione del trattamento anche non automatizzato dei dati personali secondo le modalità che risultano più adeguate, caso per caso, a favorire in concreto l’effettivo rispetto dei diritti, delle libertà e delle dignità degli interessati, applicando principi di finalità, necessità proporzionalità e non eccedenza sulla base di un’attenta valutazione sostanziale e non formalistica delle garanzie previste, nonché di un’analisi della quantità e qualità delle informazioni che utilizza e dei possibili rischi);

-         Non può intraprendere di propria iniziativa investigazioni, ricerche o altre forme di raccolta dati. Tali attività possono essere eseguite esclusivamente sulla base di un apposito incarico conferito per iscritto e solo per le finalità di cui al codice;

-         L’atto di incarico deve menzionare in maniera specifica il diritto che si intende esercitare in sede giudiziaria ovvero il procedimento penale al quale l’investigazione è collegata, nonché i principali elementi di fatto che giustificano l’investigazione e il termine ragionevolmente entro cui questa deve essere conclusa;

-         Deve eseguire personalmente l’incarico ricevuto e può avvalersi solo di altri investigatori privati indicati nominativamente nell’atto del conferimento dell’incarico, oppure successivamente in calce a esso qualora tale possibilità sia stata prevista nell’atto dell’incarico, restano ferme le prescrizioni relative al trattamento dei dati sensibili contenute in atti autorizzativi del garante;

-         Nel caso in cui si avvalga di collaboratori interni designati quali responsabili o incaricati del trattamento in conformità a quanto previsto dagli artt. 29-30 del codice, l’l’investigatore privato formula concrete indicazioni in ordine alle modalità da osservare e vigila con cadenza almeno settimanale, sulla puntuale osservanza delle norme di legge e delle istruzioni impartite. Tali soggetti possono avere accesso ai soli dati strettamente pertinenti alla collaborazione a essi richiesta;

-         Il difensore o il soggetto che ha conferito l’incarico devono essere informati periodicamente dell’investigazione, anche al fine di permettere loro una valutazione tempestiva circa le determinazioni da adottare riguardo all’esercizio del diritto in sede giudiziaria o al diritto alla prova.

Il successivo articolo 9 individua altre regole di comportamento quali l’astenersi dal porre in essere prassi elusive di obblighi e di limiti di legge e, in particolare conforma ai principi di liceità e correttezza del trattamento sanciti dal codice:

a)     L’acquisizione di dati personali presso altri titolari del trattamento anche mediante mera consultazione verificando che si abbia titolo per ottenerli;

b)    Il ricorso ad attività lecite di rilevamento, specie a distanza e audio/videoripresa;

c)     La raccolta di dati biometrici.

Tra l’altro l’investigatore privato rispetta nel trattamento dei dati le disposizioni di cui all’articolo 2 co. 4, 5 e 6 del codice. Circa tale aspetto si deve sottolineare quanto segue.

Il richiamato articolo 2 pone specifica attenzione è prestata all’adozione di idonee cautele per prevenire l’ingiustificata raccolta utilizzazione o conoscenza di dati in caso di:

  1. Acquisizione anche informale di notizie dati e documenti connotati da un alto grado di confidenzialità o che possono comportare comunque rischi specifici per gli interessati;
  2. Scambio di corrispondenza specie per via telematica;
  3. Esercizio contiguo di attività autonome all’interno di uno studio;
  4. Utilizzo di dati di cui è dubbio l’impiego lecito anche per effetto del ricorso a tecniche invasive;
  5. Utilizzo e distribuzione di dati riportati su particolare dispositivi o supporti specie elettronici (ivi compresi registratori audio e video) o documenti (tabulati di flussi telefonici e informatici consulenze tecniche e perizie relazioni redatte da investigatori privati);
  6. Custodia di materiale documentato ma non utilizzato in un procedimento e ricerche su banche dati a uso interno specie se consultabili anche telematicamente da uffici dello stesso titolare del trattamento situati altrove;
  7. Acquisizione di dati  e documenti da terzi, verificando che si abbia titolo per ottenerli;
  8. Conservazione di atti relativi ad affari definiti,

nel caso in cui i dati fossero trattati per esercitare il diritto di difesa in sede giurisdizionale ciò può avvenire anche prima della pendenza di un procedimento sempreché i dati medesimi risultino strettamente funzionali all’esercizio del diritto di difesa in conformità ai principi di proporzionalità di pertinenza di completezza e di non eccedenza rispetto alle finalità difensive (art. 11 del codice).

Sono utilizzati lecitamente e secondo correttezza:

a)     I dati personali contenuti in pubblici registri, elenchi albi atti o documenti conoscibili da chiunque nonché in banche dati archivi ed elenchi ivi compresi gli atti dello Stato civile dai quali possono essere stratte lecitamente informazioni personali riportate in certificazioni e attestazioni utilizzabili a fini difensivi;

 

b)    Atti annotazioni dichiarazioni e informazioni acquisite nell’ambito di indagini difensive in particolare ai sensi degli articoli 391-bis, 391-ter e 391-quater del c.p.p. evitando l’ingiustificato rilascio di copie eventualmente richieste. Se per effetto di un conferimento anche in sede di acquisizione di dichiarazioni e informazioni ai sensi del medesimi articoli summenzionati sono raccolti dati eccedenti e non pertinenti rispetto alle finalità difensive tali dati qualora non possano esser estrapolati o distrutti formano un unico contesto unitariamente agli altri dati raccolti;

circa la conservazione e la cancellazione dei dati l’art. 10 chiarisce che:

ü Nel rispetto dell’articolo 11 co 1 lett. e) del codice della privacy i dati personali trattati dall’investigatore privato possono essere conservati per un periodo non superiore a quello strettamente necessario per eseguire l’incarico ricevuto. A tal fine deve essere verificata costantemente anche mediante controlli  periodici la stretta pertinenza non eccedenza e indispensabilità dei dati rispetto alle finalità perseguite e l’incarico conferito;

ü Una volta conclusa la specifica attività investigativa il trattamento deve cessare in ogni sua forma fatta eccezione per l’immediata comunicazione al difensore o al soggetto che ha conferito l’incarico i quali possono consentire anche in sede di mandato l’eventuale conservazione temporanea di materiale strettamente personale dei soggetti che hanno curato l’attività svolta ai soli fini dell’eventuale dimostrazione della liceità e correttezza del proprio operato. Se è stato contestato il trattamento il difensore o il soggetto che ha conferito l’incarico possono anche fornire all’investigatore il materiale necessario per dimostrare la liceità e correttezza del proprio operato per il tempo a ciò strettamente necessario;

ü La sola pendenza del procedimento al quale l’investigatore è collegata ovvero il passaggio ad altre fasi del giudizio in attesa della formazione del giudicato non costituiscono di per se stessi una giustificazione valida per la conservazione dei dati da parte dell’investigatore privato;

ü Per concludere l’art. 11 relativo all’informativa stabilisce che l’investigatore privato può fornire l’informativa in un unico contesto ai sensi dall’art. 3 del codice ponendo in particolare evidenza l’identità e la qualità professionale dell’investigatore nonché la natura facoltativa del conferimento dei dati.

 

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