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Lo stalking, strategie di difesa In evidenza

Scritto da  Lunedì, 06 Novembre 2017 11:09
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Letto 1012 volte Ultima modifica il Giovedì, 16 Novembre 2017 08:36

di Domenico Rinaldi

Gli atti persecutori, meglio conosciuti come stalking, sono uno dei mali del nostro tempo. Si tratta di comportamenti che possono trasformarsi in vere e proprie forme di persecuzione,  arrivando a molestare e minacciare la vittima con atti ripetuti nel tempo. A sua volta la vittima incorre in uno stato di grave e duratura di ansia e paura o fondato timore per la propria incolumità o dei familiari, tanto da essere costretta a cambiare abitudini di vita.

Il molestatore assillante manifesta un insieme di comportaenti che comprendono l’aspettare, l’inseguire, il raccogliere informazioni sulla vittima e sui suoi movimenti, comportamenti che sono quasi sempre tipici di tutti gli stalkers al di la delle differenze rilevate da situazione in situazione.

 Studi sul fenomeno hanno distinto due categorie di comportamenti attraverso i quali si può attuare lo stalking.

 

  • La prima tipologia comprende le comunicazioni intrusive, che includono tutti i comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie emozioni, sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, tanto relativi a stati affettivi che a  vissuti di odio,  rancore o vendetta. I metodi di persecuzione adottati di conseguenza, sono forme di comunicazione con l’ausilio di strumenti come il telefono, lettere, sms, e-mail ecc.
  • La seconda tipologia di comportamenti di stalking è costituito da contatti, che possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo diretto quali ad esempio pedinare o sorvegliare, che mediante a comportamenti di confronto diretto, quali visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce, aggressioni.

Generalmente non si ritrovano due tipologie separate “pure” di stalkers ma molestie in forme miste,  in cui la prima in genere segue la seconda specie di azioni.

 I comportamenti stalkizzanti sono stati delineati in maniera specifica nei loro dettagli e permettono di distinguerlo in tre fattispecie, le cui caratteristiche perché si possa parlare di stalking sono:

 

  1. Il molestatore agisce nei confronti di una persona che è designata come vittima in virtù di un investimento ideo-affettivo, basato su di una relazione reale oppure immaginata;
  2. Lo stalking si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati sulla comunicazione e/o sul contatto ma in ogni caso connotati dalla ripetizione, insistenza e intrusività;
  3. La pressione psicologica legata alla coazione comportamentale dello stalker e al terrorismo psicologico effettuato pongono la vittima stalkizzata in uno stato di allerta di emergenza di stress psicologico. Questi vissuti psicologici possono essere legati sia alla percezione dei comportamenti persecutori come intrusivi e fastidiosi, che alla preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria incolumità.

 

Gli stalkers non sono sempre persone con un disturbo mentale e, anche se esistono alcune forme di persecuzione che si possono racchiudere in un quadro psicopatologico,  questa non è una condizione sempre presente così come non esiste sempre un abuso di sostanze associato al comportamento stalkizzante. E’ importante comprendere che dietro a comportamenti di molestia possono celarsi motivazioni anche molto differenti tra loro. Il profilo psicologico di numerosi stalkers ci porta ad individuare cinque tipologie di stalkers, distinti in base ai bisogni e desideri che fanno da motore motivazionale, e che sono:

 

  • il risentito: il suo comportamento è spinto da desiderio di vendicarsi di un danno o un torto che si ritiene aver subito è quindi alimentato da un desiderio di vendetta. Si tratta di un categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine della persona e successivamente la persona stessa.
  • Il bisognoso di affetto: è questa una tipologia che è motivata dalla ricerca di una relazione e di attenzioni che possono riguardare l’amicizia o l’amore, la vittima in genere viene considerata seppur in modo superficiale, vicina al partner o amico/a ideale una persona che si ritiene possa aiutare, attraverso la relazione desiderata a risolvere la mancanza di affetto o di amore. Questa categoria include anche la forma definita delirio erotomane in cui il bisogno di affetto viene erotizzato e lo/la stalker tende a vedere nelle risposte della vittima

un desiderio a cui lei/lui resiste. L’idea del rifiuto vissuto come una intollerabile attacco all’io viene respinta con grande energia e strutturando un’altra difesa basata sull’allontanamento della percezione reale dell’altro delle reazioni e della relazione reale che viene sostituita da quella immaginaria.

  • Il corteggiatore incompente: con questa categoria lo stalker tiene un comportamento alimentato dalla scarsa competenza relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti espliciti e quando non riesce a raggiungere i risultati sperati anche aggressivi e villani. Questo tipo di molestatore è generalmente meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione della stessa vittima ma tende a riproporre i propri schemi comportamentali cambiando persona da molestare.
  • Il respinto: un persecutore che diventa tale a seguito ad un rifiuto. È in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a vendicarsi per l’abbandono.Nella psicologia di questo tipo di inseguitore assillante gioca un ruolo cruciale il modello di attaccamento sviluppato che è una delle forme di tipo insicuro in grado di scatenare angosce legate all’abbandono che creano una tendenza interiore più o meno consapevole a considerare l’assenza dell’altro con una minaccia di annientamento e annullamento di sé.
  • Il predatore: è un molestatore che ambisce ad avere un rapporti sessuali con una vittima che può essere pedinata inseguita e spaventata, la paura infatti eccita questo tipo di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto. Questo genere di stalker può colpire anche i bambini e può essere agito anche da persone con disturbi nella sfera sessuale quali pedofili o feticisti.

 

Il legame dello stalker con la vittima: le persone che subiscono molestie assillanti sono donne di un’età compresa tra i 18 e i 24 anni. Tuttavia alcuni di persecuzioni quali ad esempio quelle legate al risentimento o alla paura di perdere la relazione che nasce dell’essere respinti sono rivolte principalmente a donne tra i 35 e i 55 anni.

Un’altra categoria a rischio di stalking è rappresentata da tutti gli appartenenti alle cosiddette professioni d’aiuto vale a dire i medici gli psicologi, gli infermieri, ecc.

 

Comportamenti antistalking: dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali non possiamo generalizzare le modalità comportamentali di difesa che devono essere necessariamente adattate alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori. Esistono tuttavia alcune regole utili:

ü Innanzitutto è inutile negare il problema spesso dal momento nessuno vuole essere considerato una vittima si tende ad evitare di riconoscersi in pericolo sottovalutando il rischio e aiutando così lo stalker. Occorre informarsi sull’argomento e comprendere i rischi reali magari attuando dei comportamenti volti a scoraggiare quando è possibile gli atti di molestia assillanti.

- Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o stabilire una relazione indesiderata è necessario essere fermi nel dire di no un sola volta e in modo chiaro.

- Comportamenti efficaci per difendersi dal rischio di aggressioni sono quelli prudenti in cui si esce senza seguire abitudini routinarie e prevedibili in orari maggiormente affollati e in luoghi non isolati, magari adottando un cane addestrato alla difesa un modo utile sia come difesa che per aumentare la sensazione di sicurezza.

- Se le molestie sono telefoniche non cambiare numero, meglio cercare di ottenere una seconda linea lasciando che la vecchia linea diventi quella in cui il molestatore continua a telefonare magari azzerando la suoneria rispondendo gradualmente sempre meno.

- Per produrre prove alle forze dell’ordine non bisogna lasciarsi prendere dalla rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti.

- Mantenere sempre a portata di mano un cellulare in più per chiamare in caso di emergenza.

- Se si pensa di essere in pericolo o seguiti non andare di corsa a casa o da un amico ma recarsi subito dalle forze dell’ordine.

- La vittima può rivolgersi ad un centro antiviolenza e chiedere aiuto e mettere in sicurezza anche i propri figli se ne ha che in questa fase devono essere tutelati.

- Informare della situazione le persone vicine prendere con loro le dovute precauzioni. Lo stalker probabilmente desisterà in quanto la vittima non è più indifesa.

- La vittima può rivolgersi immediatamente alle forze dell’ordine per interrompere gli atti persecutori.

 

Le conseguenze dello stalking: a volte soprattutto a causa di norme giuridiche che limitano gli interventi di prevenzione delle situazioni di emergenza i comportamenti di stalking possono essere protratti nel tempo con conseguenze psicologiche negative per la vittima ma anche per chi lo agisce e qualche volta anche per chi lo osserva.

La vittima rischia di conservare a lungo delle vere e proprie ferite, le conseguenze dello stalking per chi lo subisce sono spesso diverse e si trascinano per molto tempo cronicizzandosi. In base agli atti subiti e agli stati emotivi sperimentati possono determinarsi stati di ansia e problemi di insonnia o incubi ma anche dei flashback e veri propri disturbi post traumatici da stress. Lo stalker che agisce compulsivamente tende a seguire i propri bisogni e a negare la realtà, danneggiando progressivamente la propria salute mentale e la qualità della propria vita sociale che si deteriora sempre di più via via che la persecuzione si protrae nel tempo.  

Di regola il reato è punibile solo se la vittima presenta una valida e documentata querela contro lo stalker entro sei mesi dai fatti. Il termine di sei mesi deve essere contato dal momento in cui le minacce o le molestie si ripetono, in quanto solo da quel momento si può parlare di stalking. La querela può essere rimessa cioè ritirata solo con una dichiarazione formulata davanti al giudice che deve valutare se la decisione sia spontanea o sia il frutto di pressioni o minacce o altre pressioni da parte dello stalker, nel caso in cui la vittima sia un minore o disabile il reato è procedibile d’ufficio. Questo tipo di procedibilità è prevista anche nel caso in cui oltre agli atti persecutori la stalker commetta altri reati precedibili di  ufficio. Insieme alla querela la vittima può chiedere al magistrato l’adozione di misure cautelari a propria tutela quali il divieto di avvicinamento dello stalker a non avvicinarsi alla persona ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima e dai suoi famigliari. Nei casi più gravi oppure quando lo stalker non rispetta i divieti impostigli possono essere applicate misure più gravi come il divieto di dimora o gli arresti domiciliari o la custodia cautelare in carcere. Oltre alle misure di protezione immediata dalla violenza dello stalker, la vittima può richiedere che il responsabile sia condannato al risarcimento del danno provocato dagli atti persecutori. Tale risarcimento può esser chiesto nell’ambito del processo penale oppure in un separato procedimento civile. La legge stabilisce anche il gratuito patrocinio per le vittime di stalking anche se superano le condizioni reddituali generalmente stabilite per poter accedere a tale beneficio. Nei casi meno gravi quando si ritiene che possa essere efficace anche solo un avvertimento allo stalker la legge prevede che la vittima possa rivolgersi al questore esponendo i fatti, se il questore ritiene fondato il racconto della vittima convoca il responsabile degli atti persecutori e lo intima formalmente di cessare il proprio comportamento illecito (ammonimento). Nel caso in cui lo stalker detenga armi il questore può prendere provvedimenti amministrativi quali la sospensione o la revoca del porto d’armi o di altre autorizzazioni. L’ammonimento può essere chiesto solo se la persona offesa dal reato non ha ancora presentato querela. Se lo stalker continua nella condotta persecutoria si procede d’ufficio alla denuncia e la pena nel caso di condanna è aumentata.

L’Agenzia di investigazioni private Rinaldi dopo un attento studio del caso e degli elementi forniti dalla vittima, su mandato della stessa svolge la propria attività di indagine anti stalking con l’intento di reperire tutte le prove documentabili utilizzabili in fase dibattimentale per determinare la punibilità dello stalker.

 

 

 

 

                

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