.orizzontale li { display:inline; list-style-type:none; padding-right:4px; float:left;}

Investigatore privato, preparazione e professionalità al servizio del cittadino

Scritto da  Martedì, 09 Gennaio 2018 08:21
Vota questo articolo
(0 Voti)
Letto 389 volte Ultima modifica il Martedì, 09 Gennaio 2018 08:27

di Domenico Rinaldi

L’investigatore privato è per definizione  colui il quale compie indagini e ricerche atte a verificare o ad escludere fatti determinati che convintamente si pensa siano accaduti ovvero dei quali sia necessario scoprire fonti di prova da portare anche in sede giudiziaria. 

Quindi un investigatore privato autorizzato da specifica licenza prefettizia, svolge investigazioni su mandato di privati cittadini, aziende, enti pubblici ed anche avvocati per la ricerca di elementi di prova da utilizzare nel processo penale (art. 327-bis codice di procedura penale) e civile. 

L’attività dell’investigatore privato in riferimento al codice di procedura penale entrato in vigore nel 1989 ha subito nel corso degli anni un notevole incremento. 

Questa figura era già prevista nell’art. 38 co. 2 disp. att. C.p.p. poi abrogato dalla legge n. 397 del 7.12.2000,  quest’articolo riguardava le investigazioni difensive ed era contenuto nel codice di procedura penale del 1989 e consentiva al difensore di delegare le indagini a investigatori autorizzati riconoscendone così per la prima volta un ruolo nel processo penale. 

Nell’ordinamento italiano, l’investigatore privato naturalmente era legittimato a compiere investigazioni, che non erano riferibili all’ambito processualmente penalistico. Esse consistevano nel raccogliere prove nell’ambito privato, nel campo dello spionaggio industriale aspetto tradizionalmente attribuito all’investigatore privato disciplinato dal T.U.L.P.S. e dal suo regolamento. 

Con l’entrata in vigore degli articoli 327-bis, 200 co. 1 lett. B c.p.p. e art. 391-bis co  3 c.p.p.  entra in modo preponderante la figura dell’investigatore privato autorizzato,  ai quali sono permesse di compiere investigazioni difensive che sono ritenute efficaci e valide in ambito penale a tutti gli effetti. Il tutto è caratterizzato nell’art. 222 disp. Att. C.p.p. secondo la quale, fino a che non è approvata una nuova disciplina sugli investigatori privati, l’autorizzazione a svolgere le attività indicate nell’art. 327-bis c.p.p. viene rilasciata dal Prefetto. E quindi gli investigatori autorizzati che abbiano maturato una specifica esperienza professionale che giustifichi il corretto esercizio dell’attività, possono  svolgere su incarico del difensore le investigazioni difensive. 

Tutta la documentazione relativa alle indagini difensive svolte dal difensore e dall’investigatore privato autorizzato può essere raccolto dallo stesso e inserito nel fascicolo del difensore, oppure può essere creato un inserto che durante le indagini potrà essere depositato presso il G.I.P. e che potrà essere consultato anche dal P.M.; al termine delle indagini  stesse confluirà in quello della pubblica accusa. 

Resta bene inteso la fondamentale facoltà della difesa di presentare al P.M. gli elementi di prova a favore del proprio assistito. 

Come detto l’intervento dell’investigatore è subordinato al conferimento dell’incarico scritto da parte del difensore e che deve indicare in maniera specifica il procedimento penale, nonché i principali elementi di fatto che giustificano le indagini e il termine entro cui se ne possa prevedere la conclusione. 

I requisiti necessari per il rilascio delle licenze prefettizie, svincolate dai limiti territoriali sono i seguenti: l’investigatore titolare (ex articolo 134 T.U.L.P.S.) deve possedere almeno una laurea triennale in giurisprudenza, psicologia ad indirizzo forense, sociologia, scienze politiche, scienze dell’investigazione, economia, o corsi equiparati; deve avere svolto un periodo di tre anni di pratica continua presso un investigatore privato da almeno cinque anni e deve aver partecipato a corsi di perfezionamento teorico pratico in materia di investigazioni private ad indirizzo civile, organizzati da università o centri di formazione professionale riconosciuti dalle Regioni, ovvero deve aver svolto documentata attività di indagine in seno a reparti investigativi delle Forze di Polizia per un periodo non inferiore a cinque anni ed aver lasciato il servizio senza demerito da non più di quattro anni. Come evidenziato dalla circolare ministeriale, l’esperienza presso le Forze dell’Ordine è alternativa ai requisiti previsti per la pratica e per l’aggiornamento ed il perfezionamento, ma non al titolo di studio che resta imprescindibile per poter effettuare la professione di investigatore privato titolare di licenza.

Seguici Su Facebook

Vuoi maggiori informazioni? CONTATTACI QUI!