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Violenza e truffe ai danni di anziani, le vittime non devono mai vergognarsi

Scritto da  Mercoledì, 28 Marzo 2018 09:28
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Letto 756 volte Ultima modifica il Mercoledì, 04 Aprile 2018 08:04

Da tempo ormai non passa giorno in cui i media non si interessino al problema della sicurezza nelle nostre città, sia sottolineando l’aumento della criminalità, sia evidenziando senso di insicurezza in cui si trovano a vivere i cittadini. La difficoltà e la delicatezza dell’argomento impongono un approccio razionale che contenga le tendenze ad una eccessiva emotività, che potrebbero portare a rimedi inappropriati e  inefficaci. In questo la criminologia a mio parere è in grado di offrire strumenti utili alla comprensione delle dinamiche operanti nel contesto sociale e permette di elaborare strumenti idonei e ponderati fondati su conoscenze scientifiche.

Uno dei principali problemi criminologici e di sicurezza sul territorio che producono  allarme sociale sono i reati di cui sono vittime gli anziani.

Gli anziani sono i più esposti ai principali reati urbani. La popolazione anziana in Italia è aumentata e di conseguenza è diventata sempre più vittima di reati, in particolare nel tempo sono aumentate le rapine in abitazione, è aumentata la violenza agita (lesioni e percosse), la violenza non agita (minacce e ingiurie), tutto ciò in considerazione del fatto che le vittime anziane hanno nei confronti delle altre vittime di reati una vulnerabilità maggiore.

La maggior parte di questi episodi avviene dentro le mura domestiche, dimensione che avvicina gli anziani molto ad altre categorie vittimilogiche come le donne e i minori, con una differenza nel caso di persone anziane: l’ambiente domestico può essere teatro di violenza sia quando i crimini vengono commessi dai familiari o da chi se ne doveva prendere cura, sia da terzi estranei alla vita familiare.

Lo stile di vita delle persone anziane spesso disagiate o affette da handicap fisici e mentali lievi ma che incidono sulla qualità della vita che le spinge progressivamente a diradare i rapporti con gli altri o ridurre la cerchia di persone frequentate e più in generale tutti i rapporti interpersonali svolti all’esterno delle mura domestiche creando l’occasione all’offender di entrare in contatto con la vittima avvicinandola nel luogo dove la stessa si sente più sicura la propria abitazione.

I comportamenti che possono subire in questi contesti ovvero in un  quadro di assistenza negata sia specialistica che familiare vanno dalla violenza fisica alla violenza psicologica, insulti ingiurie, mortificazioni della natura più varia, all’omissione pura e semplice che si tramuta in n danno come non fornire cibo, abiti, medicine, assistenza che sarebbe necessaria per le persone accudite.

Queste condotte sono penalmente rilevanti che integrano fattispecie di abuso dei mezzi di corruzione e disciplina e maltrattamenti in famiglia, che presentano delle difficoltà di accertamento non indifferenti, infatti la vittima spesso tende a giustificare soprattutto i reati di omissione che subisce sia per il rapporto di dipendenza che si instaura con la persona incaricata di dare assistenza, sia per la difficoltà pratica di rivolgersi agli organi istituzionali soprattutto in caso di anziani non autosufficienti o colpiti da infermità.

Quando la persona incaricata di fornire assistenza è un familiare o un esercente una funzione professionale di assistenza il reato in danno di persone anziane loro affidate è tanto grave quanto difficile accertamento posto che molto spesso le vittime nutrano sentimenti contrastanti di timore e riverenza nei confronti di coloro dai quali dipendono.

Quando il reato è commesso da questo genere di persone incaricata di fornire assistenza vi è una maggiore probabilità che la vittima riferisca di eventuali abusi subiti magari ai componenti della famiglia e non direttamente alle forze dell’ordine, perché la vittima risulta meno influenzabile psicologicamente.

Altre tipologie di reato che colpiscono le persone anziane sono le truffe perpetrate con raggiri da persone esterne alla famiglia. L’offender trae in inganno il malcapitato nei modi più variegati sempre approfittando delle sue buona fede e facendo affidamento sulle compromesse capacità di reazione e critica. Gli autori di questi reati si fingono amici dei figli o del parroco mandati a richiedere somme di danaro, fino a spacciarsi per esponenti delle forze dell’ordine, impiegati delle aziende telefoniche, del gas, del comune. Lo scopo è quello di entrare nei domicili delle vittime e dopo averla distratta, sottrargli beni preziosi e denaro.

Nel caso di questi reati spesso si assiste ad una comprensibile ma ingiustificato sentimento di vergogna da parte della vittima, che omette di rivolgersi alle forze dell’ordine o ai familiari tenendo di essere giudicata per il fatto che non sia più in grado di badare a se stessa.

La vittimizzazione subita da questa categoria di persone è in realtà ancora molto sommersa, esiste una scarsa propensione delle stesse a parlare degli episodi criminosi subiti, soprattutto per quanto riguarda la violenza psicologica domestica. La percezione degli eventi risulta falsata a causa del fatto che si tende a giustificare l’accaduto. Anche l’accertamento penale di questi fatti è particolarmente difficoltosa ed è quindi necessario utilizzare modalità di indagine che permetta di ottenere informazioni più accurate possibili. Ad esempio nel caso di fatti penalmente rilevanti commessi da persone vicine, la vittima deve essere sentita senza la presenza dei familiari o congiunti, magari con un approccio fondato sulla sicurezza che deriva dal fatto si trova all’interno della propria abitazione e caratterizzate da domande volte a scoprire la natura dei rapporti con la persona che si occupa delle necessità della vittima stessa.

 

 

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