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26 Lettere

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Si è svolto sabato 24 marzo 2018 a Roma il SEMINARIO DI STUDI “NELLA MENTE DEL SERIAL KILLER – METODOLOGIE DI ANALISI CRIMINALE”. L'evento, organizzato dal CESCRIN (Centro Studi Investigazione Criminale), ha visto la partecipazione di numerosi appassionati e motivati aderenti, tra cui anche l’investigatore privato dott. Domenico Rinaldi direttore dell’Agenzia di Investigazioni Private omonima. Relatori del seminario sono stati, oltre al criminologo prof. Carmelo Lavorino, noto per essersi occupato di numerosi casi tra cui il Mostro di Firenze, l’omicidio di Serena Mollicone e molti altri ancora, il prof. Francesco Sidoti stimato criminologo, già Presidente del Corso di laurea in scienze dell’investigazione dell’Università di L’Aquila, il dott. Enrico Delli Compagni psicologo e il prof. Marco Cannavicci psichiatra forense. Durante lo svolgimento del seminario si è sviluppata un'interessante disamina sui moventi, gli stimoli, le pulsioni e le situazioni che spingono i serial killer ad agire in un determinato modo, tale disamina ha evidenziato sia l’aspetto psicologico motivazionale sia quello investigativo. In particolare è stato analizzato il caso di Donato Bilancia il più noto serial killer degli ultimi 30 anni, autore di ben 17 omicidi. Il seminario ha dato numerosi nuovi spunti di interesse investigativo e psicologico. Nei prossimi mesi sono previsti nuovi e approfonditi studi sull’argomento.

Da tempo ormai non passa giorno in cui i media non si interessino al problema della sicurezza nelle nostre città, sia sottolineando l’aumento della criminalità, sia evidenziando senso di insicurezza in cui si trovano a vivere i cittadini. La difficoltà e la delicatezza dell’argomento impongono un approccio razionale che contenga le tendenze ad una eccessiva emotività, che potrebbero portare a rimedi inappropriati e  inefficaci. In questo la criminologia a mio parere è in grado di offrire strumenti utili alla comprensione delle dinamiche operanti nel contesto sociale e permette di elaborare strumenti idonei e ponderati fondati su conoscenze scientifiche.

Uno dei principali problemi criminologici e di sicurezza sul territorio che producono  allarme sociale sono i reati di cui sono vittime gli anziani.

Gli anziani sono i più esposti ai principali reati urbani. La popolazione anziana in Italia è aumentata e di conseguenza è diventata sempre più vittima di reati, in particolare nel tempo sono aumentate le rapine in abitazione, è aumentata la violenza agita (lesioni e percosse), la violenza non agita (minacce e ingiurie), tutto ciò in considerazione del fatto che le vittime anziane hanno nei confronti delle altre vittime di reati una vulnerabilità maggiore.

La maggior parte di questi episodi avviene dentro le mura domestiche, dimensione che avvicina gli anziani molto ad altre categorie vittimilogiche come le donne e i minori, con una differenza nel caso di persone anziane: l’ambiente domestico può essere teatro di violenza sia quando i crimini vengono commessi dai familiari o da chi se ne doveva prendere cura, sia da terzi estranei alla vita familiare.

Lo stile di vita delle persone anziane spesso disagiate o affette da handicap fisici e mentali lievi ma che incidono sulla qualità della vita che le spinge progressivamente a diradare i rapporti con gli altri o ridurre la cerchia di persone frequentate e più in generale tutti i rapporti interpersonali svolti all’esterno delle mura domestiche creando l’occasione all’offender di entrare in contatto con la vittima avvicinandola nel luogo dove la stessa si sente più sicura la propria abitazione.

I comportamenti che possono subire in questi contesti ovvero in un  quadro di assistenza negata sia specialistica che familiare vanno dalla violenza fisica alla violenza psicologica, insulti ingiurie, mortificazioni della natura più varia, all’omissione pura e semplice che si tramuta in n danno come non fornire cibo, abiti, medicine, assistenza che sarebbe necessaria per le persone accudite.

Queste condotte sono penalmente rilevanti che integrano fattispecie di abuso dei mezzi di corruzione e disciplina e maltrattamenti in famiglia, che presentano delle difficoltà di accertamento non indifferenti, infatti la vittima spesso tende a giustificare soprattutto i reati di omissione che subisce sia per il rapporto di dipendenza che si instaura con la persona incaricata di dare assistenza, sia per la difficoltà pratica di rivolgersi agli organi istituzionali soprattutto in caso di anziani non autosufficienti o colpiti da infermità.

Quando la persona incaricata di fornire assistenza è un familiare o un esercente una funzione professionale di assistenza il reato in danno di persone anziane loro affidate è tanto grave quanto difficile accertamento posto che molto spesso le vittime nutrano sentimenti contrastanti di timore e riverenza nei confronti di coloro dai quali dipendono.

Quando il reato è commesso da questo genere di persone incaricata di fornire assistenza vi è una maggiore probabilità che la vittima riferisca di eventuali abusi subiti magari ai componenti della famiglia e non direttamente alle forze dell’ordine, perché la vittima risulta meno influenzabile psicologicamente.

Altre tipologie di reato che colpiscono le persone anziane sono le truffe perpetrate con raggiri da persone esterne alla famiglia. L’offender trae in inganno il malcapitato nei modi più variegati sempre approfittando delle sue buona fede e facendo affidamento sulle compromesse capacità di reazione e critica. Gli autori di questi reati si fingono amici dei figli o del parroco mandati a richiedere somme di danaro, fino a spacciarsi per esponenti delle forze dell’ordine, impiegati delle aziende telefoniche, del gas, del comune. Lo scopo è quello di entrare nei domicili delle vittime e dopo averla distratta, sottrargli beni preziosi e denaro.

Nel caso di questi reati spesso si assiste ad una comprensibile ma ingiustificato sentimento di vergogna da parte della vittima, che omette di rivolgersi alle forze dell’ordine o ai familiari tenendo di essere giudicata per il fatto che non sia più in grado di badare a se stessa.

La vittimizzazione subita da questa categoria di persone è in realtà ancora molto sommersa, esiste una scarsa propensione delle stesse a parlare degli episodi criminosi subiti, soprattutto per quanto riguarda la violenza psicologica domestica. La percezione degli eventi risulta falsata a causa del fatto che si tende a giustificare l’accaduto. Anche l’accertamento penale di questi fatti è particolarmente difficoltosa ed è quindi necessario utilizzare modalità di indagine che permetta di ottenere informazioni più accurate possibili. Ad esempio nel caso di fatti penalmente rilevanti commessi da persone vicine, la vittima deve essere sentita senza la presenza dei familiari o congiunti, magari con un approccio fondato sulla sicurezza che deriva dal fatto si trova all’interno della propria abitazione e caratterizzate da domande volte a scoprire la natura dei rapporti con la persona che si occupa delle necessità della vittima stessa.

 

 

di Domenico Rinaldi

L’investigatore privato è per definizione  colui il quale compie indagini e ricerche atte a verificare o ad escludere fatti determinati che convintamente si pensa siano accaduti ovvero dei quali sia necessario scoprire fonti di prova da portare anche in sede giudiziaria. 

Quindi un investigatore privato autorizzato da specifica licenza prefettizia, svolge investigazioni su mandato di privati cittadini, aziende, enti pubblici ed anche avvocati per la ricerca di elementi di prova da utilizzare nel processo penale (art. 327-bis codice di procedura penale) e civile. 

L’attività dell’investigatore privato in riferimento al codice di procedura penale entrato in vigore nel 1989 ha subito nel corso degli anni un notevole incremento. 

Questa figura era già prevista nell’art. 38 co. 2 disp. att. C.p.p. poi abrogato dalla legge n. 397 del 7.12.2000,  quest’articolo riguardava le investigazioni difensive ed era contenuto nel codice di procedura penale del 1989 e consentiva al difensore di delegare le indagini a investigatori autorizzati riconoscendone così per la prima volta un ruolo nel processo penale. 

Nell’ordinamento italiano, l’investigatore privato naturalmente era legittimato a compiere investigazioni, che non erano riferibili all’ambito processualmente penalistico. Esse consistevano nel raccogliere prove nell’ambito privato, nel campo dello spionaggio industriale aspetto tradizionalmente attribuito all’investigatore privato disciplinato dal T.U.L.P.S. e dal suo regolamento. 

Con l’entrata in vigore degli articoli 327-bis, 200 co. 1 lett. B c.p.p. e art. 391-bis co  3 c.p.p.  entra in modo preponderante la figura dell’investigatore privato autorizzato,  ai quali sono permesse di compiere investigazioni difensive che sono ritenute efficaci e valide in ambito penale a tutti gli effetti. Il tutto è caratterizzato nell’art. 222 disp. Att. C.p.p. secondo la quale, fino a che non è approvata una nuova disciplina sugli investigatori privati, l’autorizzazione a svolgere le attività indicate nell’art. 327-bis c.p.p. viene rilasciata dal Prefetto. E quindi gli investigatori autorizzati che abbiano maturato una specifica esperienza professionale che giustifichi il corretto esercizio dell’attività, possono  svolgere su incarico del difensore le investigazioni difensive. 

Tutta la documentazione relativa alle indagini difensive svolte dal difensore e dall’investigatore privato autorizzato può essere raccolto dallo stesso e inserito nel fascicolo del difensore, oppure può essere creato un inserto che durante le indagini potrà essere depositato presso il G.I.P. e che potrà essere consultato anche dal P.M.; al termine delle indagini  stesse confluirà in quello della pubblica accusa. 

Resta bene inteso la fondamentale facoltà della difesa di presentare al P.M. gli elementi di prova a favore del proprio assistito. 

Come detto l’intervento dell’investigatore è subordinato al conferimento dell’incarico scritto da parte del difensore e che deve indicare in maniera specifica il procedimento penale, nonché i principali elementi di fatto che giustificano le indagini e il termine entro cui se ne possa prevedere la conclusione. 

I requisiti necessari per il rilascio delle licenze prefettizie, svincolate dai limiti territoriali sono i seguenti: l’investigatore titolare (ex articolo 134 T.U.L.P.S.) deve possedere almeno una laurea triennale in giurisprudenza, psicologia ad indirizzo forense, sociologia, scienze politiche, scienze dell’investigazione, economia, o corsi equiparati; deve avere svolto un periodo di tre anni di pratica continua presso un investigatore privato da almeno cinque anni e deve aver partecipato a corsi di perfezionamento teorico pratico in materia di investigazioni private ad indirizzo civile, organizzati da università o centri di formazione professionale riconosciuti dalle Regioni, ovvero deve aver svolto documentata attività di indagine in seno a reparti investigativi delle Forze di Polizia per un periodo non inferiore a cinque anni ed aver lasciato il servizio senza demerito da non più di quattro anni. Come evidenziato dalla circolare ministeriale, l’esperienza presso le Forze dell’Ordine è alternativa ai requisiti previsti per la pratica e per l’aggiornamento ed il perfezionamento, ma non al titolo di studio che resta imprescindibile per poter effettuare la professione di investigatore privato titolare di licenza.

di Domenico Rinaldi

Torna l’incubo furti a Fondi. Parliamo di uno dei reati fra i più devastanti per la psiche umana, in quanto violazione dello spazio domestico. Trovare tutto sossopra, i cassetti aperti e rovesciati, le scatole aperte, mina la sicurezza personale, tutto questo rende sospettosi  e paurosi,  incerti del domani. In questi casi la violenza non colpisce solo le cose ma anche le persone.

Con l’art. 624-bis del c.p. viene disciplinata questa fattispecie di reato “furto in abitazione”.  La legge n. 128/2001haintrodotto questa norma, come fattispecie delittuosa autonoma di reato, lesive, oltre che del patrimonio, anche della sfera personale della vittima, precedentemente prevista come una delle circostanze aggravanti di cui all’art. 625,  al  primo comma l’art. 624-bis c.p. è previsto il delitto di “furto in abitazione” che ricorre quando “chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, mediante introduzione in un edificio o in un altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa”.

Il quid pluris rispetto all’ipotesi di furto comune è in tale fattispecie il nesso finalistico tra l’introduzione nella privata dimora (o nelle pertinenze di essa) e l’impossessamento della cosa mobile altrui (Cass. n. 14868/2009), mentre il delitto non ricorre quando l’agente si sia introdotto con il consenso della vittima, a meno che non l’abbia carpito con l’inganno (Cass. n. 13582/2010) La nozione di privata dimora di cui all’art. 624-bis c.p. è molto più ampia di quella della generica abitazione, ricomprendendo non solo i luoghi in cui il soggetto conduce la propria vita domestica, ma anche “tutti quei luoghi nei quali le persone si intrattengono per compiere, anche in modo transitorio e contingente, atti della loro vita privata” (cfr. da ultimo Cass. n. 2768/2015).

L’ipotesi di reato è punita con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 309 a 1.032 euro, fatte salve le aggravanti previste dall’art. 625, 1° comma, c.p. o una o più delle circostanze indicate dall’art. 61 c.p. in presenza delle quali la pena prevista è da tre a dieci anni di reclusione e della multa da 206 a 1.549 euro.

Il dolo richiesto è quello specifico, ossia la coscienza e la volontà di introdursi in un luogo destinato ad altrui privata dimora o di strappare la cosa di mano o di dosso alla persona, con il fine di trarne profitto per sé o per altri.

E allora come ci deve difendere da questa piaga ci sono modi per tentare di arginarli qui di seguito alcuni consigli per la sicurezza dell’abitazione con pochi accorgimenti che si possono adottare si può scoraggiare eventuali malintenzionati. Per esempio non è difficile immaginare che i primi posti dove il ladro va in cerca degli oggetti di valore come armadi, cassetti, vasi, quadri ci sono persone che ancora le utilizzano, e quindi se proprio si  devono nascondere in casa gli oggetti di valore sarà utile utilizzare un po’ di immaginazione. Inoltre è utile fotografare tutti i beni di valore che potrebbero essere oggetto di furto. Nel malaugurato caso di furto (o anche di rapina) infatti vi consigliamo di consegnarne una foto alla ff.pp.  al momento della denuncia così da poterla inserire nella bacheca online.

Questo è un servizio che è stato appositamente istituito per contenere informazioni e foto di oggetti denunciati che in caso vengano ritrovati si darà in modo da rendere più agevole il riconoscimento e la restituzione ai legittimi proprietari.

Per rendere un'abitazione più sicura si possono adottare le seguenti misure

  • Rendere sicure sia le porte che le finestre, l’ideale sarebbe una porta blindata con serratura antifurto e spioncino.
  • Se si può installare in casa un sistema di antifurto elettronico e vetri antisfondamento.
  • Se l'interruttore dell’energia elettrica si trova all'esterno, proteggilo con una cassetta metallica per impedire che qualcuno possa staccare la corrente.
  • E' consigliabile non tenere in casa grosse somme di denaro, gioielli o oggetti di valore.
  • Ricordati che l’illuminazione e rumore tengono lontano i malviventi quindi se sei solo, tieni accesa la luce in due o più stanze per simulare la presenza di più persone.
  • Se sei in casa tieni la porta protetta col paletto o la catena di sicurezza;

se ti senti in pericolo chiama immediatamente le FF.PP.

  • Se si ha bisogno della riproduzione di una chiave, incarica una persona di fiducia, evitando possibilmente di riportare su targhette nome e indirizzo.
  • Se invece perdi la chiave di casa o subisci uno scippo o un borseggio, cambia la serratura.
  • Assicurati, uscendo e rientrando, che la porta di casa ed il portone del palazzo restino ben chiusi.
  • Non far sapere, fuori dall'ambiente familiare, se in casa ci sono oggetti di valore o casseforti né dove si trova la centralina dell'allarme.

Questi sono alcuni elementari consigli per cercare di evitare che malviventi si introducano all’interno delle vostre abitazioni con l’intento di rubare tutti i vostri averi e compiere eventualmente violenze a chi si trova al momento presente in casa.

 

 

 

di Domenico Rinaldi

La normativa che disciplina la materia di protezione dei dati personali è il Decreto Legislativo del 30 giugno 1996 nr. 196. In particolare all’art. 1 sancisce che chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano. Il trattamento dei dati, si deve svolgere nel rispetto dei diritti e della libertà fondamentali, nonché della dignità personale.

Il trattamento dei dati personali è disciplinato assicurando un alto livello di tutela dei diritti e libertà, nel rispetto dei principi di semplificazione, armonizzazione ed efficacia delle modalità di trattamento, da parte degli interessati  nel rispetto degli obblighi da parte dei titolare del trattamento stesso.

Ma cosa si intende per trattamento: per trattamento, si intende qualunque operazione o complesso di operazione effettuato anche senza l’ausilio di strumenti elettronici, concernenti la raccolta, la registrazione, la conservazione, l’organizzazione, la consultazione, la modificazione, la selezione, l’estrazione, il raffronto, l’utilizzo, l’interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati anche se non registrati in una banca dati;

e cosa si intende per dato personale: dato personale è qualunque informazione relativa a persona fisica, giuridica, ente o associazione,, identificati o identificabile anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, compreso un numero di identificazione personale;

cosa si intende per dati identificativi: sono dati identificativi i dati personali che permettono l’identificazione diretta dell’interessato;

cosa si intende per dati sensibili: i dati sensibili sono dati personali idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche,, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso filosofico, politico, sindacale, nonché dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale;

il titolare del trattamento è colui che persona fisica, persona giuridica, la P.A. e ogni altro ente associazione e qualsiasi altro organismo a cui competono anche unitamente ad altro titolare le decisioni in ordine alle finalità, alla modalità del trattamento di dati personali e agli strumenti utilizzati compreso il profilo della sicurezza.

Per responsabile invece si intende colui che persona fisica o giuridica, P.A., qualsiasi altro ente o associazione o organismo preposti dal titolare al trattamento dei dati personali;

gli incaricati sono invece le persone fisiche autorizzate a compiere operazioni di trattamento dal titolare o dal responsabile;

Con la legge 31 dicembre 1996 nr. 675 veniva istituita la figura dell’autorità del Garante della privacy.

le modalità di trattamento dei dati personali, questi sono trattati in maniera lecita e secondo correttezza, raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti, e legittimi, e sono utilizzati in altre operazioni del trattamento compatibili con tali scopi, conservati in una forma che consenta all’interessato l’identificazione per un periodo di tempo non superiori al necessario agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati. I dati personali trattati in violazione della disciplina in materia di trattamento dei dati personali non possono essere utilizzati.

il garante nell’ambito delle categorie interessati promuove la sottoscrizione di codici deontologici e di buona condotta.

L’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali sono preventivamente informati  oralmente o per iscritto circa le finalità e le modalità del trattamento, la natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati, le conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere, i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di responsabili o incaricati e nell’ambito della diffusione dei dati stessi.

Chiunque cagiona un danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al risarcimento ai sensi dell’art. 2050 del codice civile. Il danno non patrimoniali è risarcibile anche nel caso di violazione dell’art. 11 D.L. 196/2003.

I dati personali oggetto del trattamento sono custoditi e controllati anche in base alle conoscenze tecniche alla natura dei dati e alle specifiche caratteristiche del trattamento, in modo da ridurre al minimo mediante l’adozione di idonee e preventive misure di sicurezza i rischi di distruzione o perdita anche accidentali dei dati stessi di accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta.

Il garante promuove la sottoscrizione di un codice deontologico e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato per lo svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000 n. 397 o per fare valere o difendere un diritto in sede giudiziaria in particolare da liberi professionisti o da soggetti che esercitano un’attività di investigazione privata autorizzata conforme alla legge.

Il codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali effettuati per svolgere investigazioni difensive o per fare valere un diritto in sede giudiziaria, è nato dalla necessità di definire le procedure di comportamento che potessero contribuire a interpretare sempre nel rispetto delle leggi vigenti, le attività che riguardano alcuni aspetti della complesso attività forense investigativa.

Alcuni passaggi normativi sono stati fondamentali al di adottare il predetto codice, in particolare, l’art. 27 della direttiva n. 95/46 del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 ottobre 1995, secondo cui gli Stati membri e la Commissione avevano incoraggiato l’elaborazione di codici di condotta destinati a contribuire in funzione di specifiche settorialità, alla corretta applicazione delle disposizioni nazionali di attuazione della direttiva adottate dagli Stati membri. Come anche gli articoli 12 e 154 co 1 lett. e del Codice in materia di protezione dei dati personali (D.L. 30/6/2003 N. 196) i quali attribuiscono al Garante il compito di promuovere sempre nell’ambito delle categorie interessate la sottoscrizione di codici di deontologia e buona condotta per determinati settori, verificarne le conformità alle leggi e ai regolamenti e contribuirne la diffusione e il rispetto. Inoltre l’art. 135 del codice in materia di trattamento dei dati personali demanda al Garante  il compito di promuovere la sottoscrizione di un codice di deontologia e di buona condotta per le attività di investigazioni difensive e private per far valere un diritto in sede giudiziaria. Con la deliberazione n. 3 del 16 febbraio 2006 pubblicata in gazzetta ufficiale il garante promuoveva la sottoscrizione del predetto codice di deontologia e di buona condotta, infine la successiva deliberazione n. 31-bis del 20 luglio 2006 con la quale il garante aveva adottato la sottoscrizione dei codici predetti da parte di soggetti pubblici e privati i quali avevano manifestato la volontà di partecipare all’adozione di tali codici, in relazione all’attività svolta dagli investigatori privati, il Capo IV disciplina specificamente il comportamento che tali professionisti devono osservare, infatti, l’art. 8 precisa che l’investigatore privato:

-         Organizza il trattamento anche non automatizzato dei dati personali secondo le modalità di cui all’art. 2 co. 1 (organizzazione del trattamento anche non automatizzato dei dati personali secondo le modalità che risultano più adeguate, caso per caso, a favorire in concreto l’effettivo rispetto dei diritti, delle libertà e delle dignità degli interessati, applicando principi di finalità, necessità proporzionalità e non eccedenza sulla base di un’attenta valutazione sostanziale e non formalistica delle garanzie previste, nonché di un’analisi della quantità e qualità delle informazioni che utilizza e dei possibili rischi);

-         Non può intraprendere di propria iniziativa investigazioni, ricerche o altre forme di raccolta dati. Tali attività possono essere eseguite esclusivamente sulla base di un apposito incarico conferito per iscritto e solo per le finalità di cui al codice;

-         L’atto di incarico deve menzionare in maniera specifica il diritto che si intende esercitare in sede giudiziaria ovvero il procedimento penale al quale l’investigazione è collegata, nonché i principali elementi di fatto che giustificano l’investigazione e il termine ragionevolmente entro cui questa deve essere conclusa;

-         Deve eseguire personalmente l’incarico ricevuto e può avvalersi solo di altri investigatori privati indicati nominativamente nell’atto del conferimento dell’incarico, oppure successivamente in calce a esso qualora tale possibilità sia stata prevista nell’atto dell’incarico, restano ferme le prescrizioni relative al trattamento dei dati sensibili contenute in atti autorizzativi del garante;

-         Nel caso in cui si avvalga di collaboratori interni designati quali responsabili o incaricati del trattamento in conformità a quanto previsto dagli artt. 29-30 del codice, l’l’investigatore privato formula concrete indicazioni in ordine alle modalità da osservare e vigila con cadenza almeno settimanale, sulla puntuale osservanza delle norme di legge e delle istruzioni impartite. Tali soggetti possono avere accesso ai soli dati strettamente pertinenti alla collaborazione a essi richiesta;

-         Il difensore o il soggetto che ha conferito l’incarico devono essere informati periodicamente dell’investigazione, anche al fine di permettere loro una valutazione tempestiva circa le determinazioni da adottare riguardo all’esercizio del diritto in sede giudiziaria o al diritto alla prova.

Il successivo articolo 9 individua altre regole di comportamento quali l’astenersi dal porre in essere prassi elusive di obblighi e di limiti di legge e, in particolare conforma ai principi di liceità e correttezza del trattamento sanciti dal codice:

a)     L’acquisizione di dati personali presso altri titolari del trattamento anche mediante mera consultazione verificando che si abbia titolo per ottenerli;

b)    Il ricorso ad attività lecite di rilevamento, specie a distanza e audio/videoripresa;

c)     La raccolta di dati biometrici.

Tra l’altro l’investigatore privato rispetta nel trattamento dei dati le disposizioni di cui all’articolo 2 co. 4, 5 e 6 del codice. Circa tale aspetto si deve sottolineare quanto segue.

Il richiamato articolo 2 pone specifica attenzione è prestata all’adozione di idonee cautele per prevenire l’ingiustificata raccolta utilizzazione o conoscenza di dati in caso di:

  1. Acquisizione anche informale di notizie dati e documenti connotati da un alto grado di confidenzialità o che possono comportare comunque rischi specifici per gli interessati;
  2. Scambio di corrispondenza specie per via telematica;
  3. Esercizio contiguo di attività autonome all’interno di uno studio;
  4. Utilizzo di dati di cui è dubbio l’impiego lecito anche per effetto del ricorso a tecniche invasive;
  5. Utilizzo e distribuzione di dati riportati su particolare dispositivi o supporti specie elettronici (ivi compresi registratori audio e video) o documenti (tabulati di flussi telefonici e informatici consulenze tecniche e perizie relazioni redatte da investigatori privati);
  6. Custodia di materiale documentato ma non utilizzato in un procedimento e ricerche su banche dati a uso interno specie se consultabili anche telematicamente da uffici dello stesso titolare del trattamento situati altrove;
  7. Acquisizione di dati  e documenti da terzi, verificando che si abbia titolo per ottenerli;
  8. Conservazione di atti relativi ad affari definiti,

nel caso in cui i dati fossero trattati per esercitare il diritto di difesa in sede giurisdizionale ciò può avvenire anche prima della pendenza di un procedimento sempreché i dati medesimi risultino strettamente funzionali all’esercizio del diritto di difesa in conformità ai principi di proporzionalità di pertinenza di completezza e di non eccedenza rispetto alle finalità difensive (art. 11 del codice).

Sono utilizzati lecitamente e secondo correttezza:

a)     I dati personali contenuti in pubblici registri, elenchi albi atti o documenti conoscibili da chiunque nonché in banche dati archivi ed elenchi ivi compresi gli atti dello Stato civile dai quali possono essere stratte lecitamente informazioni personali riportate in certificazioni e attestazioni utilizzabili a fini difensivi;

 

b)    Atti annotazioni dichiarazioni e informazioni acquisite nell’ambito di indagini difensive in particolare ai sensi degli articoli 391-bis, 391-ter e 391-quater del c.p.p. evitando l’ingiustificato rilascio di copie eventualmente richieste. Se per effetto di un conferimento anche in sede di acquisizione di dichiarazioni e informazioni ai sensi del medesimi articoli summenzionati sono raccolti dati eccedenti e non pertinenti rispetto alle finalità difensive tali dati qualora non possano esser estrapolati o distrutti formano un unico contesto unitariamente agli altri dati raccolti;

circa la conservazione e la cancellazione dei dati l’art. 10 chiarisce che:

ü Nel rispetto dell’articolo 11 co 1 lett. e) del codice della privacy i dati personali trattati dall’investigatore privato possono essere conservati per un periodo non superiore a quello strettamente necessario per eseguire l’incarico ricevuto. A tal fine deve essere verificata costantemente anche mediante controlli  periodici la stretta pertinenza non eccedenza e indispensabilità dei dati rispetto alle finalità perseguite e l’incarico conferito;

ü Una volta conclusa la specifica attività investigativa il trattamento deve cessare in ogni sua forma fatta eccezione per l’immediata comunicazione al difensore o al soggetto che ha conferito l’incarico i quali possono consentire anche in sede di mandato l’eventuale conservazione temporanea di materiale strettamente personale dei soggetti che hanno curato l’attività svolta ai soli fini dell’eventuale dimostrazione della liceità e correttezza del proprio operato. Se è stato contestato il trattamento il difensore o il soggetto che ha conferito l’incarico possono anche fornire all’investigatore il materiale necessario per dimostrare la liceità e correttezza del proprio operato per il tempo a ciò strettamente necessario;

ü La sola pendenza del procedimento al quale l’investigatore è collegata ovvero il passaggio ad altre fasi del giudizio in attesa della formazione del giudicato non costituiscono di per se stessi una giustificazione valida per la conservazione dei dati da parte dell’investigatore privato;

ü Per concludere l’art. 11 relativo all’informativa stabilisce che l’investigatore privato può fornire l’informativa in un unico contesto ai sensi dall’art. 3 del codice ponendo in particolare evidenza l’identità e la qualità professionale dell’investigatore nonché la natura facoltativa del conferimento dei dati.

 

di Domenico Rinaldi

Nell’ambito lavorativo l'infedeltà aziendale è da considerarsi reato, come sancito dalla legge 547/1993. L’obbligo di fedeltà ha il suo fulcro nell'art. 2105 del codice civile, questo recita che "il prestatore di lavoro non deve trattare affari, pe conto proprio o di terzi, in concorrenza con l'imprenditore, né divulgare notizie attinenti all'organizzazione e ai metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio". La normativa vigente mira a tutelare l'azienda dai comportamenti sleali messi in atto da soci, dirigenti, o dipendenti, che potrebbero ledere o mettere in posizione di svantaggio l'azienda stessa, come ad esempio atti di spionaggio, sabotaggio aziendale o altre azioni professionalmente scorrette.

Si può verificare ad un certo punto della sua carriera un socio, un dipendente, o un dirigente diventi infedele nei confronti della sua azienda e ponga in essere comportamenti del genere trasmettere a terzi informazioni o dati riservati, spesso in cambio di una posizione migliore o più prestigiosa all'interno di un'impresa concorrente oppure  in cambio di somme di denaro. Una sentenza della Cassazione del 2014 ha approvato il ricorso alle agenzie di investigazione per accertare l'infedeltà dei dipendenti, anche sulla base di semplici voci di corridoio.

Secondo alcuni studi effettuati negli ultimi anni da numerose società, al fine di valutare l’incidenza questi tipi di rischi come ad esempio il furto di dati per le aziende si è evidenziato che  ad oggi,  dall’analisi dei dati emersi della criminalità informatica, i rischi sono da ricercarsi più nei propri dipendenti che non all’esterno, come ad esempio un pirata informatico, questo in una percentuale pari al 43% dei casi. La tecnologia ha reso più veloce il processo di trasmissione delle informazioni e più semplice la manipolazione dei documenti, esponendo in questo modo maggiormente le aziende al rischio di subire danni anche ingenti da parte di soci o dipendenti infedeli.

Nel caso si sospetti di infedeltà aziendale da parte di un dipendente, contattando l’agenzia di investigazioni private Rinaldi è possibile avviare un'indagine la cui finalità è quella di evidenziare e documentare i comportamenti che si ritengono  scorretti e dannosi nei confronti dell'azienda: concorrenza sleale, uso improprio dei permessi, furti e qualunque atto sia lesivo della fiducia lavorativa. L’Agenzia di Investigazioni Private Rinaldi garantisce la massima professionalità e discrezione nel condurre le indagini e nella  raccolta

di Domenico Rinaldi

Il Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA) non è solo un fenomeno sociale, ma è una vera e propria patologia, che rende incapaci di resistere all’impulso di giocare o fare scommesse in denaro.

Questa patologia è in espansione, anche se non si hanno dati precisi al riguardo. Per questo motivo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lo ha inserito tra i “disturbi delle abitudini e degli impulsi”.

Quindi, il Disturbo da Gioco d’Azzardo è a tutti gli effetti una dipendenza patologica. In ambito clinico infatti è dimostrato in letteratura la comorbilità con altre patologie quali la depressione, l'ipomania, il disturbo bipolare, l'impulsività, l'abuso di sostanze quali alcol, tabacco, sostanze psicoattive illegali, disturbi di personalità ad esempio antisociale, narcisistico, istrionico, borderline, il deficit dell'attenzione con iperattività, il disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia e altri disturbi fisici associati allo stress come ad esempio ulcera peptica, ipertensione arteriosa, etc. Tra la popolazione adulta con questo tipo di Disturbo da gioco d’azzardo, la prevalenza si presenta con una maggiore diffusione tra familiari e parenti di giocatori. Per quanto riguarda la diffusione del gioco d’azzardo e del GAP nella popolazione adulta italiana, da uno Studio IPSAD (IFC-CNR Pisa), condotto nel 2013-2014, è risultato che circa 17 milioni di persone hanno giocato almeno una volta somme di denaro. Di questi, meno del 15% ha avuto un comportamento definibile “a basso rischio”, il 4% “a rischio moderato” e l’1,6% “problematico”. Secondo una  relazione effettuata al Parlamento nel 2015, il totale di pazienti in carico ai Servizi per GAP ammonta ad oltre 12.300 persone.

Non si conoscono le cause esatte che determinano la ludopatia, ma si può ritenere che l'insorgenza della dipendenza dal gioco d'azzardo patologico sia legata all'interazione sfavorevole di fattori biologici, genetici e ambientali in particolare, sul fronte relazionale, familiare, sociale, professionale. Esistono tuttavia delle condizioni che possono facilitare la comparsa della dipendenza da gioco, come: 

essere affetti da altri disturbi comportamentali per esempio la sindrome da deficit di attenzione e iperattività, da disturbi dell'umore come ad esempio depressione, sindrome bipolare ecc. o presentare problemi da abuso di sostanze. Anche i soggetti "schiavi del lavoro", molto competitivi e iperattivi sono a rischio;

anche l'età può essere un fattore di rischio in quanto la ludopatia è più frequente tra i giovani,  nei maschi in genere il disturbo inizia negli anni dell'adolescenza, nelle donne all'età di 20-40 anni;

il sesso, il disturbo è più comune tra gli uomini;

la familiarità, nelle famiglie dedite al gioco d'azzardo è più facile per i figli arrivare a sviluppare questa patologia;

farmaci per il Parkinson, i dopamino-agonisti possono provocare in alcuni pazienti comportamenti compulsivi tra i quali il gioco d'azzardo.

Le persone affette da ludopatia presentano comportamenti e atteggiamenti peculiari: ripensano spesso a esperienze di gioco e di scommesse passate, programmano nuove giocate e cercano di trovare il modo di procurarsi denaro per andare a giocare; hanno bisogno di aumentare sempre più la posta per eccitarsi; anche se cercano più volte di controllarsi non ci riescono; tutte le volte che cercano di resistere all'impulso di cedere a una scommessa o al gioco d'azzardo, diventano estremamente irascibili e nervosi; considerano il gioco d'azzardo un modo per sfuggire ai problemi o per trovare sollievo a disturbi dell'umore; dopo aver perso soldi tendono a tornare sui propri passi per rifarsi inseguono le loro perdite; mentono costantemente alla propria famiglia, al medico psicologo, agli altri per nascondere fino a che punto sono coinvolti nel gioco d'azzardo; per trovare i soldi per il gioco d'azzardo, spesso ricorrono ad azioni illecite come reati del tipo falsificazione, frode, furto o appropriazione indebita; possono trovarsi costrette a chiedere aiuto agli altri per trovare i soldi necessari per far fronte a situazioni finanziarie disperate, causate dal gioco d'azzardo.

L’investigazione nei casi di ludopatia consiste essenzialmente in una attività di vigilanza e di pedinamento della persona in questione per scoprire quali sono i suoi vizi e le sue abitudini. Il pedinamento delle persone permette di ricavare molte informazioni riguardo ai posti che frequenta e alle attività che svolge. Successivamente in seguito l’investigatore privato elabora una relazione con tutta la documentazione pertinente e le prove raccolte provvedendo a consegnarle al committente in modo che quest’ultimo, con le  informazioni in possesso, possa prendere le misure più idonee per cercare di trovare una soluzione al problema del suo familiare.

Lunedì, 06 Novembre 2017

Lo stalking, strategie di difesa

di Domenico Rinaldi

Gli atti persecutori, meglio conosciuti come stalking, sono uno dei mali del nostro tempo. Si tratta di comportamenti che possono trasformarsi in vere e proprie forme di persecuzione,  arrivando a molestare e minacciare la vittima con atti ripetuti nel tempo. A sua volta la vittima incorre in uno stato di grave e duratura di ansia e paura o fondato timore per la propria incolumità o dei familiari, tanto da essere costretta a cambiare abitudini di vita.

Il molestatore assillante manifesta un insieme di comportaenti che comprendono l’aspettare, l’inseguire, il raccogliere informazioni sulla vittima e sui suoi movimenti, comportamenti che sono quasi sempre tipici di tutti gli stalkers al di la delle differenze rilevate da situazione in situazione.

 Studi sul fenomeno hanno distinto due categorie di comportamenti attraverso i quali si può attuare lo stalking.

 

  • La prima tipologia comprende le comunicazioni intrusive, che includono tutti i comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie emozioni, sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, tanto relativi a stati affettivi che a  vissuti di odio,  rancore o vendetta. I metodi di persecuzione adottati di conseguenza, sono forme di comunicazione con l’ausilio di strumenti come il telefono, lettere, sms, e-mail ecc.
  • La seconda tipologia di comportamenti di stalking è costituito da contatti, che possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo diretto quali ad esempio pedinare o sorvegliare, che mediante a comportamenti di confronto diretto, quali visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce, aggressioni.

Generalmente non si ritrovano due tipologie separate “pure” di stalkers ma molestie in forme miste,  in cui la prima in genere segue la seconda specie di azioni.

 I comportamenti stalkizzanti sono stati delineati in maniera specifica nei loro dettagli e permettono di distinguerlo in tre fattispecie, le cui caratteristiche perché si possa parlare di stalking sono:

 

  1. Il molestatore agisce nei confronti di una persona che è designata come vittima in virtù di un investimento ideo-affettivo, basato su di una relazione reale oppure immaginata;
  2. Lo stalking si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati sulla comunicazione e/o sul contatto ma in ogni caso connotati dalla ripetizione, insistenza e intrusività;
  3. La pressione psicologica legata alla coazione comportamentale dello stalker e al terrorismo psicologico effettuato pongono la vittima stalkizzata in uno stato di allerta di emergenza di stress psicologico. Questi vissuti psicologici possono essere legati sia alla percezione dei comportamenti persecutori come intrusivi e fastidiosi, che alla preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria incolumità.

 

Gli stalkers non sono sempre persone con un disturbo mentale e, anche se esistono alcune forme di persecuzione che si possono racchiudere in un quadro psicopatologico,  questa non è una condizione sempre presente così come non esiste sempre un abuso di sostanze associato al comportamento stalkizzante. E’ importante comprendere che dietro a comportamenti di molestia possono celarsi motivazioni anche molto differenti tra loro. Il profilo psicologico di numerosi stalkers ci porta ad individuare cinque tipologie di stalkers, distinti in base ai bisogni e desideri che fanno da motore motivazionale, e che sono:

 

  • il risentito: il suo comportamento è spinto da desiderio di vendicarsi di un danno o un torto che si ritiene aver subito è quindi alimentato da un desiderio di vendetta. Si tratta di un categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine della persona e successivamente la persona stessa.
  • Il bisognoso di affetto: è questa una tipologia che è motivata dalla ricerca di una relazione e di attenzioni che possono riguardare l’amicizia o l’amore, la vittima in genere viene considerata seppur in modo superficiale, vicina al partner o amico/a ideale una persona che si ritiene possa aiutare, attraverso la relazione desiderata a risolvere la mancanza di affetto o di amore. Questa categoria include anche la forma definita delirio erotomane in cui il bisogno di affetto viene erotizzato e lo/la stalker tende a vedere nelle risposte della vittima

un desiderio a cui lei/lui resiste. L’idea del rifiuto vissuto come una intollerabile attacco all’io viene respinta con grande energia e strutturando un’altra difesa basata sull’allontanamento della percezione reale dell’altro delle reazioni e della relazione reale che viene sostituita da quella immaginaria.

  • Il corteggiatore incompente: con questa categoria lo stalker tiene un comportamento alimentato dalla scarsa competenza relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti espliciti e quando non riesce a raggiungere i risultati sperati anche aggressivi e villani. Questo tipo di molestatore è generalmente meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione della stessa vittima ma tende a riproporre i propri schemi comportamentali cambiando persona da molestare.
  • Il respinto: un persecutore che diventa tale a seguito ad un rifiuto. È in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a vendicarsi per l’abbandono.Nella psicologia di questo tipo di inseguitore assillante gioca un ruolo cruciale il modello di attaccamento sviluppato che è una delle forme di tipo insicuro in grado di scatenare angosce legate all’abbandono che creano una tendenza interiore più o meno consapevole a considerare l’assenza dell’altro con una minaccia di annientamento e annullamento di sé.
  • Il predatore: è un molestatore che ambisce ad avere un rapporti sessuali con una vittima che può essere pedinata inseguita e spaventata, la paura infatti eccita questo tipo di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto. Questo genere di stalker può colpire anche i bambini e può essere agito anche da persone con disturbi nella sfera sessuale quali pedofili o feticisti.

 

Il legame dello stalker con la vittima: le persone che subiscono molestie assillanti sono donne di un’età compresa tra i 18 e i 24 anni. Tuttavia alcuni di persecuzioni quali ad esempio quelle legate al risentimento o alla paura di perdere la relazione che nasce dell’essere respinti sono rivolte principalmente a donne tra i 35 e i 55 anni.

Un’altra categoria a rischio di stalking è rappresentata da tutti gli appartenenti alle cosiddette professioni d’aiuto vale a dire i medici gli psicologi, gli infermieri, ecc.

 

Comportamenti antistalking: dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali non possiamo generalizzare le modalità comportamentali di difesa che devono essere necessariamente adattate alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori. Esistono tuttavia alcune regole utili:

ü Innanzitutto è inutile negare il problema spesso dal momento nessuno vuole essere considerato una vittima si tende ad evitare di riconoscersi in pericolo sottovalutando il rischio e aiutando così lo stalker. Occorre informarsi sull’argomento e comprendere i rischi reali magari attuando dei comportamenti volti a scoraggiare quando è possibile gli atti di molestia assillanti.

- Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o stabilire una relazione indesiderata è necessario essere fermi nel dire di no un sola volta e in modo chiaro.

- Comportamenti efficaci per difendersi dal rischio di aggressioni sono quelli prudenti in cui si esce senza seguire abitudini routinarie e prevedibili in orari maggiormente affollati e in luoghi non isolati, magari adottando un cane addestrato alla difesa un modo utile sia come difesa che per aumentare la sensazione di sicurezza.

- Se le molestie sono telefoniche non cambiare numero, meglio cercare di ottenere una seconda linea lasciando che la vecchia linea diventi quella in cui il molestatore continua a telefonare magari azzerando la suoneria rispondendo gradualmente sempre meno.

- Per produrre prove alle forze dell’ordine non bisogna lasciarsi prendere dalla rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti.

- Mantenere sempre a portata di mano un cellulare in più per chiamare in caso di emergenza.

- Se si pensa di essere in pericolo o seguiti non andare di corsa a casa o da un amico ma recarsi subito dalle forze dell’ordine.

- La vittima può rivolgersi ad un centro antiviolenza e chiedere aiuto e mettere in sicurezza anche i propri figli se ne ha che in questa fase devono essere tutelati.

- Informare della situazione le persone vicine prendere con loro le dovute precauzioni. Lo stalker probabilmente desisterà in quanto la vittima non è più indifesa.

- La vittima può rivolgersi immediatamente alle forze dell’ordine per interrompere gli atti persecutori.

 

Le conseguenze dello stalking: a volte soprattutto a causa di norme giuridiche che limitano gli interventi di prevenzione delle situazioni di emergenza i comportamenti di stalking possono essere protratti nel tempo con conseguenze psicologiche negative per la vittima ma anche per chi lo agisce e qualche volta anche per chi lo osserva.

La vittima rischia di conservare a lungo delle vere e proprie ferite, le conseguenze dello stalking per chi lo subisce sono spesso diverse e si trascinano per molto tempo cronicizzandosi. In base agli atti subiti e agli stati emotivi sperimentati possono determinarsi stati di ansia e problemi di insonnia o incubi ma anche dei flashback e veri propri disturbi post traumatici da stress. Lo stalker che agisce compulsivamente tende a seguire i propri bisogni e a negare la realtà, danneggiando progressivamente la propria salute mentale e la qualità della propria vita sociale che si deteriora sempre di più via via che la persecuzione si protrae nel tempo.  

Di regola il reato è punibile solo se la vittima presenta una valida e documentata querela contro lo stalker entro sei mesi dai fatti. Il termine di sei mesi deve essere contato dal momento in cui le minacce o le molestie si ripetono, in quanto solo da quel momento si può parlare di stalking. La querela può essere rimessa cioè ritirata solo con una dichiarazione formulata davanti al giudice che deve valutare se la decisione sia spontanea o sia il frutto di pressioni o minacce o altre pressioni da parte dello stalker, nel caso in cui la vittima sia un minore o disabile il reato è procedibile d’ufficio. Questo tipo di procedibilità è prevista anche nel caso in cui oltre agli atti persecutori la stalker commetta altri reati precedibili di  ufficio. Insieme alla querela la vittima può chiedere al magistrato l’adozione di misure cautelari a propria tutela quali il divieto di avvicinamento dello stalker a non avvicinarsi alla persona ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima e dai suoi famigliari. Nei casi più gravi oppure quando lo stalker non rispetta i divieti impostigli possono essere applicate misure più gravi come il divieto di dimora o gli arresti domiciliari o la custodia cautelare in carcere. Oltre alle misure di protezione immediata dalla violenza dello stalker, la vittima può richiedere che il responsabile sia condannato al risarcimento del danno provocato dagli atti persecutori. Tale risarcimento può esser chiesto nell’ambito del processo penale oppure in un separato procedimento civile. La legge stabilisce anche il gratuito patrocinio per le vittime di stalking anche se superano le condizioni reddituali generalmente stabilite per poter accedere a tale beneficio. Nei casi meno gravi quando si ritiene che possa essere efficace anche solo un avvertimento allo stalker la legge prevede che la vittima possa rivolgersi al questore esponendo i fatti, se il questore ritiene fondato il racconto della vittima convoca il responsabile degli atti persecutori e lo intima formalmente di cessare il proprio comportamento illecito (ammonimento). Nel caso in cui lo stalker detenga armi il questore può prendere provvedimenti amministrativi quali la sospensione o la revoca del porto d’armi o di altre autorizzazioni. L’ammonimento può essere chiesto solo se la persona offesa dal reato non ha ancora presentato querela. Se lo stalker continua nella condotta persecutoria si procede d’ufficio alla denuncia e la pena nel caso di condanna è aumentata.

L’Agenzia di investigazioni private Rinaldi dopo un attento studio del caso e degli elementi forniti dalla vittima, su mandato della stessa svolge la propria attività di indagine anti stalking con l’intento di reperire tutte le prove documentabili utilizzabili in fase dibattimentale per determinare la punibilità dello stalker.

 

 

 

 

                

di Domenico Rinaldi

Il bullismo è una sottocategoria del comportamento aggressivo. E' un tipo di atteggiamento particolarmente “cattivo” con caratteristiche proprie, perché diretto e duraturo verso un soggetto incapace di difendersi.

Quindi il comportamento da bullo è un tipo di azione che mira deliberatamente a far del male.

Il profilo psicologico del bullo corrisponde al seguente: generalmente è maschio, evidenzia una dichiarata autostima a fronte di una mancanza di autocritica, è un dominante che sa coinvolgere gli altri nell’azione, ha poca empatia, ma è capace di manipolare le situazioni a suo vantaggio.

È diffidente verso l’esterno, forte fisicamente, ha difficoltà ad entrare in contatto con le proprie emozioni così come non riconosce quelle degli altri, è indifferente verso la vittima e giustifica la propria azioni per raggiungere i propri scopi. Il bullo è un furbo e forte sa di essere temuto tiene tutto sottocontrollo ed è  sempre lui a decidere i cambiamenti.

Ma quali sono i tipi di bullo?

L’aggressivo e dominante è un leader, che per esprimere il suo bisogno di dominare sfoga la sua rabbia su un Caprio espiatorio;

l’ansioso insicuro poco popolare il male lo fa gratuitamente ma basta un rimprovero o la paura dell’adulto che cerca il colpevole perché ceda;

il passivo sostiene il leader in ogni azione e comportamento antisociale.

Le vittime predilette dei bulli sono gli insicuri e sensibili, chiusi fisicamente auto colpevolizzante, diffidente e poco empatica protetta eccessivamente dalla famiglia,  la vittima subisce passivamente le prepotenze senza reagire, il bullo non considera la vittima alla pari degli altri ma la ritiene colpevole sia perché provoca sia perché non è capace di operare cambiamenti e ancora di più di affermare la propria volontà.

Perché si possa parlare di bullismo è necessario che il comportamento aggressivo abbia degli elementi caratteristici:

  • Intenzionalità il bullo prova piacere nel dominare la vittima anche quando è evidente che questa è angosciata;
  • Persistenza il bullismo dura nel tempo e le prepotenze fanno diminuire l’autostima della vittima che non sa difendersi;

un terzo elemento è il disequilibrio il bullo dimostra di avere più potere della vittima a causa dell’età della forza della grandezza per la sua popolarità nel gruppo di appartenenza la vittima si sente isolata ed esposta ha paura e teme rappresaglie e vendetta.

Il bullismo si può manifestare attraverso alcune modalità:

 

  • Diretto o verbale è una modalità osservabile gli attacchi verso la vittima sono aperti e si manifestano con minacce, insulti ecc.;
  • Diretto o fisica anch’essa è una modalità osservabile che si manifesta quando gli attacchi vengono agiti con pugni o percosse ecc.;
  • Indiretta o psicologica difficilmente osservabile c’è isolamento sociale e intenzionale per escludere la vittima dal gruppo attraverso pettegolezzi fastidiosi, storie offensive.

Quest’ultima forma e quella agita prevalentemente dalle donne, mentre i maschi si orientano prevalentemente verso le forme dirette.

Rispetto alla stabilità nel tempo sembra che una volta che persecutori e vittime si sono insediati nel loro ruolo non riescano più ad uscirne e continuano a recitare la stessa parte, pena la perdita della propria identità. Le variabili che incidono in misura diversa a seconda delle situazioni e dei soggetti implicati sono:

- L’età sembra che il fenomeno subisce una sensibile diminuzione nel passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria;

- Il sesso sembra che il bullismo sia appannaggio esclusivo del genere maschile;

- La classe sociale influenza dell’ambiente del quartiere, della zona della città in cui vivono i ragazzi;

- La famiglia alle spalle spesso c’è una famiglia ostile che non accetta il ragazzo, talvolta la famiglia è poco presente o incapace di autorevolezza altre volte autoritaria e violenta;

- La cultura determina la tolleranza o meno di alcuni tipi di bullismo;

- La personalità bulli e vittime di differenziano dai compagni per alcune caratteristiche e sono accumunati da una forma disadattava, articolata in modalità diverse.

Il fenomeno del bullismo riguarda sia i maschi che le femmine, nonostante i numerosi fatti di cronaca il bullismo rimane ancora un fenomeno sconosciuto a molte famiglie.

I segnali che ci manifestano il disagio di questi ragazzi sono diversi:  la chiusura del carattere, l’andare a scuola particolarmente malvolentieri, il non parlare quasi mai di quello che succede sia a scuola che in altri luoghi, restare in casa senza manifestare interessi per le amicizie,

L’intervento diretto dei genitori contro i bulli non sempre risulta soddisfacente e può essere un’arma a doppio taglio, in quanto se è vero che potrebbe aiutare il figlio in quello specifico momento, è anche vero che si espone il figlio ad ulteriori prese in giro successivamente.

Rivolgersi alla nostra Agenzia investigativa significa abbattere  tutti questi effetti collaterali, in quanto l’indagine sarà condotta da personale esperto in campo investigativo.

La nostra squadra è formata da personale altamente qualificato in campo investigativo proveniente dalle forze di polizia ed utilizza attrezzature all’avanguardia per darti il miglior servizio investigativo.

I tuoi dati godranno della massima riservatezza e saranno trattati solo ed esclusivamente dal personale che si occupa della tua indagine.

 

 

Bibliografia

 

“Bullismo perché” di Fabiola Esposito 

 

www.poliziadistato.it

 

 

Venerdì, 13 Ottobre 2017

Infedeltà coniugale, cosa fare

di Domenico Rinaldi

Cosa fare nel aso in cui si sospetta dell’infedeltà coniugale da parte del proprio partner?

È forse il momento più critico del rapporto coniugale e va gestito senza farsi prendere dall’emotività e quindi c’è bisogno di lucidità.

È questo il momento in cui bisogna ottenere prove certe che documentino l’infedeltà, prove la cui veridicità non può essere messa in dubbio in alcun modo.

Nel caso in cui si decida di procedere ad eventuale causa di separazione questo fatto può comportare gravi ripercussioni, in particolare nel caso in cui si decida di interrompere il rapporto ci possono essere conseguenze economiche anche molto importanti negli anni successivi alla separazione.

L’iter che conduce alla separazione per infedeltà prevede uno specifico percorso attraverso cui i due coniugi si devono rapportare in sede giudiziale.

Non tutti sanno che quando ci si trova davanti a situazioni di questo genere è possibile addebitare i costi giudiziari alla persona responsabile dell’adulterio, che è tenuta  a sostenerli solo nel caso in cui il suo tradimento viene effettivamente accertato e comprovato davanti ad un giudice. E' quindi necessario stabilire e presentare un legame di causalità tra infedeltà e l’insostenibilità della convivenza. Quindi, per evitare di dover sostenere le spese processuali di una eventuale separazione per infedeltà, bisogna pervenire e presentare le prove che attestino sia il tradimento che la presenza di una crisi coniugale iniziata solo in seguito all’infedeltà.

Ma quali sono le cause di un tradimento, dell’infedeltà coniugale:

la prima  è sicuramente l’insoddisfazione sessuale, questa è una delle cause fondamentali dell’infedeltà il marito tradisce la moglie e viceversa più frequentemente quando c’è un basso livello di soddisfazione sessuale;

la seconda una comunicazione negativa, l’utilizzo di commenti negativi, conflitti, insulti diretti, alcuni studi hanno osservato una codifica nel comportamento al fine di individuare i comportamenti che favoriscono il tradimento:

la terza la lettura del pensiero, quando c’è un tradimento si utilizza in modo più frequente la lettura del pensiero ovvero si presume di poter sapere cosa l’atro sta pensando in un dato momento, il problema è che spesso non si indovina quasi mai, questo genera ovviamente delle incomprensioni. Insomma ci fidiamo troppo del nostra sesto senso e questo ci fa sbagliare;

la quarta è il sarcasmo, questa nasconde spesso dell’aggressività repressa e alla lunga funziona essa è perfettamente sovrapponibile ad un commento negativo e distrugge la coppia. I coniugi diventano un’arena di combattimento di botte e risposte e una delle risposte può essere proprio il tradimento;

la quinta e il contatto visivo, i coniugi che hanno una scarsa relazione sentimentale utilizzano meno il contatto visivo ovvero si guardano meno negli occhi, una buona parte della comunicazione tra le persone avviene a livello non verbale. Le coppie che sono molte legate tendono ad utilizzare maggiormente il contatto visivo.

Le cause dell’infedeltà coniugale sono moltissime, a volte anche la psicopatologia del marito o della moglie, come ad esempio la gelosia ossessiva, o la gelosia delirante,  la paranoia, diventando purtroppo patologie di coppia.

Le tipologie di infedeltà sono tante e ognuna riflette la storia personale dell’individuo, vediamone alcuni tipi:

l’infedele trasmesso da uno dei due genitori o da entrambi, si tratta in genere di uomini o donne che non sono usciti dal condizionamento del nido, non si sono resi simbolicamente orfani dei propri genitori non sono esser singolari e irripetibile nella loro vera identità;

l’infedeltà per colmare un vuoto, una mancanza del periodo infantile un desiderio non esaurito nel periodo dell’adolescenza;

l’infedeltà omosessuale, che avviene nelle coppie eterosessuali e può esser causata dal fatto di non aver sperimentato nella seconda infanzia i giochi fra compagni dello stesso sesso, come ad esempio mimando un rapporto sessuale degli adulti, una predilezione che non e dovuta quasi mai a tendenze omosessuali. Tali giochi puramente esplorativi purché non vi partecipino ragazzi più grandi che vivono una sessualità diversa accompagnano il bambino ad una maggiore consapevolezza della propria sessualità;

l’infedeltà per vendetta, intesa a voler riscattare un tradimento subito dal partner, in questo caso il tradito rimane vittima della ferita dell’orgoglio narcisistico soprattutto se l’uomo a subire il tradimento poiché e sempre stato abituato ad una dimensione per la quale la sua supremazia non può essere messa in discussione. Incastra se stesso per l’incapacità di comprendere e perdonare. La persona narcisista è selettiva intollerante che reclama per se stesso azioni costanti e illimitate destinate a sgretolarsi in relazioni insostenibili che lasciano campo libero al tradimento;

l’infedeltà per gioco di potere, tipica degli individui che nascondono la paura della sconfitta e non conoscono la smacco del fallimento. La persona si erge come dominante di sé e del mondo, è una tipologia di tradimento più pericolosa sia per il dominante che per il dominato in quanto possono emergere dinamiche sadomasochiste per la spietata personalità del ruolo che deve assumere il dominatore;

l’infedeltà per uscire da una relazione insoddisfacente che non nutre più non le regala l’energia e il sostentamento di un tempo;

l’infedeltà come strumento per rinnovare il rapporto di coppia, che vive il logoramento e  l’inappagamento della sfera sessuale;

l’infedeltà per voyeurismo, è tipica del voyeur o come spesso si dice guardone è una persona che per raggiungere l’eccitamento e la soddisfazione sessuale ha bisogno di incamerare un certo tipo di immagini in particolare quelle genitali di un’altra persona;

l’infedeltà attraverso l’utilizzo di siti, chi si aggira fra i vari siti della rete e che cerca un fotogramma che possa soddisfarlo per vivere la propria sessualità;

l’infedeltà in chat alla ricerca di un compagno e/o compagna di rete esclusivamente per sesso e per essere ascoltati o compresi, per affetto, per non sentirsi soli.

Ecco alcuni dei principali comportamenti sospetti:

-il partner ha cambiato il modo in cui utilizza il cellulare quando rientra a casa lo mette in modalità silenzioso o lo spegne;

-frequenti squilli anonimi;

-telefono spesso occupato per molto tempo;

-ci sono applicazioni all’interno del proprio smartphone che necessitano di password per accedere ai contenuti;

-nel dettaglio del traffico fornito dall’operatore sono presenti chiamate o messaggi ricorrenti ad un numero sconosciuto;

-frequenti connessioni a whatsupp o altre chat oppure oscura l’orario di visualizzazione connessione;

-porta ovunque con se il telefonino, spesso anche in bagno;

-per entrambi i sessi il cambiamento di abitudini e comportamenti può essere indice di tradimento

-cambiamento delle proprie abitudini alimentari, inizio di una dieta;

-maggiore cura del proprio corpo;

-maggiore attenzione nella scelta dell’abbigliamento anche intimo;

-nuove frequentazioni cene con amici;

-ritardi sempre più frequenti con giustificazioni poco credibili;

-frequenti uscite con amici/amiche;

-l’utilizzo di strumenti informatici può essere il principio numerosi sono i siti di incontri anche con persone sposate:

-utilizzo prolungato del pc, anche dopo l’orario di lavoro;

-cancellazione della cronologia dei siti visitati;

-presenza di cartelle con password;

-utilizzo intenso di social network quali face book.

Se riscontrate alcuni dei comportamenti sospetti bisogna che non vi improvvisiate investigatori.

Cercate di stare calmi per quanto è possibile e affidatevi a chi come la nostra agenzia ha maturato esperienza nel gestire questo tipi di situazioni. In molti casi i sospetti di tradimento sono frutto di errate deduzioni e conclusioni affrettate.

Solo un team esperto e professionale come quello della nostra agenzia può aiutarti a non sbagliare ed ottenere le risposte inconfutabili. Lavoriamo sempre con la speranza che non ce ne sia bisogno, ma le prove raccolte dai nostri investigatori con foto e video saranno valide in sede giudiziaria e nel rispetto della privacy delle persona coinvolte.

Affidarsi alla professionalità dell’agenzia di investigazioni Rinaldi ti solleverà da qualsiasi sospetto e vivrai libero da ogni dubbio.

 

 

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